Carlos Checa Carrera
Carlos Checa Carrera
Carlos Checa Carrera
  • Conoscimi

    La mia vita, una storia di moto


    Non so se fu una premonizione o il semplice frutto della casualità; ma certo è che il giorno in cui sono nato mio padre ebbe un incidente in moto mentre veniva a vedermi nella clinica in cui ero venuto alla luce. 10 anni più tardi mio padre si presentò a scuola con una Mecatecno che mi aveva comprato. La moto fece sì che imparassi a forzare i lucchetti visto che papà non me la lasciava prendere se non era lui presente ed io volevo andarci sempre. A 13 anni mi comprarono una moto da cross 80cc. e cominciai ad andare alle corse e a far baldoria con i ciclomotori fin quando non conobbi un gruppo di amici che finirono per formare la mia prima squadra.

    Con i miei amici e pochi mezzi, feci la mia prima gara su asfalto nel circuito di Can Padró. Avevo una Honda NSR 80, passai poi a correre con Rieju per conquistare il Campionato della Catalogna e il Criterium, consolidando il mio passaggio alle moto GP che iniziò con un quarto posto nel Campionato di Spagna ed un settimo posto in quello d’Europa. Corsi con Honda e alcune gare le disputai con una moto artigianale chiamata Viali che non riuscì a crescere per mancanza di mezzi.

    Il mio primo Gran Premio fu quello d’Europa che si disputò nel circuito di Catalogna. Gareggiai come pilota wild-card arrivando settimo dopo aver lottato con piloti del calibro di “Aspar” e Gianola. Toccai il cielo con un dito e la squadra italiana Pit-lane si focalizzò su di me per concludere la stagione ( 6 gare) con i 250cc. apportando dei soldi che mi costò molto raccogliere. Riuscì ad essere nono nella Jarama e confermai per la stessa squadra con la quale finii un anno più tardi dodicesimo nel campionato consolidandomi come il miglior privato della categoria.

    Nel 95 tutto accadde molto velocemente. Cominciai correndo nei 250cc con la squadra di Sito Pons e ottenni buoni risultati combinati con cadute e qualche problema tecnico. La grave lesione di Alberto Puig a Le Mans mi catapultò sulla NSR500 e a fine stagione rimasi in testa per due terzi del Gran Premio di Catalogna fin quando non caddi. Il titolo dell’Open Ducados di 250cc fece chiudere in positivo il bilancio dell’anno e la stagione successiva ottenni in Catalogna la mia prima vittoria da mondialista. La seconda non arrivò fino alla gara del Jarama nel 1998 dopo aver passato un’ 97 in cui ottenni tre secondi posti e un buon numero di cadute a causa della mia impetuosità.

    Il ‘98 combinò la mia migliore classifica finale del mondiale (4°) con la caduta di Donington. Dopo l’asporto della milza, si produsse un coagulo che quasi mi costò la vita! Devo confessare che vidi la morte in faccia, ma lottai tutti i secondi per uscire da quella situazione e ci riuscii. A fine stagione decisi di lasciare la squadra di Sito Pons per essere ingaggiato dalla Yamaha affrontando una nuova sfida nella mia carriera sportiva.

    Il mio primo anno in Yamaha lo passai provando a capire una moto che non si adattava al mio modo di guidare e questo mi costò cadute e frustrazioni, nonostante avesi cominciato l’anno con un podio a Sepang. Perdevo costantemente la ruota anteriore senza poter far nulla e la soluzione sembrava tardare ad arrivare. Un anno dopo, nel 2000, i risultati cominciarono a mascherare la situazione infatti giunsi in Catalogna come leader del Campionato, eguagliando in punti Roberts. Avevo molta voglia di far bene in casa ma naufragai sotto al diluvio che cadde quella domenica e mi scoraggiai fino a ritrovarmi negli ultimi gran premi quando alcune circostanze mi impedirono di concretizzare le buone aspettative.

    Un anno dopo, feci una buona pre stagione, ma in Suzuka vidi che non potevo stare davanti, e poco dopo caddi a Can Padró facendo Supermotard e non potei correre a Welkom. Ero emotivamente colpito tuttavia ottenni tre podi e per poco non vinsi l’ultimo Gran Premio della storia dei 500cc disputatosi a Río se West non si fosse messo in mezzo al tracciato nell’ultimo giro della gara.

    Nel 2002, mi sentii molto più a mio agio con il passaggio alle moto quattro tempi e mi mantenni nei primi 3; nonostante le Honda di Rossi e Ukawa erano irraggiungibili. Riuscii a salire 4 volte sul podio, ma la parte finale della stagione non andò bene, e quella che poteva essere una seconda posizione finii invece per diventare un quinto posto assoluto dopo avere avuto molti problemi a Motegi, Sepang e Phillip Island e dimentico l’inizio a Valencia. Le rimonte a Estoril e Río dopo essere rimasto ultimo nell’uscita e le cadute di Río e Donington quando ero primo, mi lasciarono con una speranza in bocca dal sapore agrodolce.

    La stagione 2003 non fu molto buona anche se i test invernali non erano andati male. Il fatto è che non eravamo competitivi come le Honda e anche le Ducati ci cerarono problemi. I risultati iniziali non furono molto incoraggianti, nelle prime 4 gare ebbi un decimo, un nono posto, un DFN ed una caduta. A Catalogna tutto andò meglio e riuscì ad arrivare quarto solo a qualche decimo di distacco dal secondo posto.

    Fui di nuovo quarto ad Assen e Brno. Questi tre furono i miei migliori risultati di una stagione poco soddisfacente che si concluse con l’annuncio dell’accordo di Valentino Rossi in Yamaha.

    Il bilancio del 2004, il mio ultimo anno come pilota Yamaha, non è stato del tutto positivo visto che le cose hanno finito per non funzionare bene per vari motivi. Al di là di tutto, avevo un buon feeling con la moto anche se la stagione non cominciò bene perché mi classificai decimo a Welkom. Ottenni la Pole in Qatar e due secondi posti in griglia ( Francia e Olanda). Il mio migliore risultato fu secondo a Le Mans. A Mugello e Sachsenring caddi quando ero tra i primi quattro ed in Qatar la moto mi si fermò per un problema d’alimentazione quando ero terzo a pochi giri dalla fine. Senza questi inconvenienti, sarei potuto essere nei top 5 del campionato, ma non fu così. Alla fine cambiavo livrea andando in Ducati.

    L’anno 2005 fu un anno di sfide con Ducati e passai a difendere i suoi colori e quelli di Bridgestone. I test invernali andarono più o meno bene fin quando non caddi nel test di Catalogna e cominciai leso la stagione a Jerez. Durante le prime gare constatammo come gli pneumatici perdevano efficienza con eccessiva rapidità ed in Bridgestone dovettero applicarsi. Caddi in Cina sotto un autentico acquazzone e non riuscii a superare la seconda curva a Le Mans in quanto dovetti frenare di colpo per non urtare un altro pilota. A partire da metà stagione, riuscimmo ad essere più competitivi su tutti i fronti e devo ammettere che commisi due errori considerevoli a Laguna Seca e Sachsenring quando sarei potuto arrivare fra i primi quattro. Fortunatamente le cose migliorarono e salii sul podio di Sepang e Phillip Island. In Malesia ero sul punto di sorpassare Valentino ed arrivare secondo ma alla fine non fu possibile. La stagione si concluse con un quarto posto a València e sapendo che non avrei continuato in Ducati.

    Sito Pons mi fece poi un offerta interessante ma il giorno della befana 2006 appresi che ero rimasto a piedi perché la squadra non correva nella successiva stagione. Con l’aiuto di Yamaha e Dunlop mi incorporai alla squadra Tech 3.

    La stagione 2006 non fu per niente facile e tutti abbiamo fatto un grande lavoro. La prima difficoltà che abbiamo dovuto affrontare fu il poco tempo a disposizione per prepararsi all’inizio del campionato. Successivamente i problemi che ebbero le Yamaha non ci permisero di concentrarci unicamente sullo sviluppo dei pneumatici Dunlop. Tutti quanti si impegnarono al massimo e siamo andati migliorando, ma i nostri rivali facevono lo stesso. Stavo lottando per accumulare punti e arrivare tra i primi 10 era già un gran risultato. Tutti facemmo un grosso sacrificio, sia io che i ragazzi di Tech 3 e Dunlop. Credo che dimostrammo la nostra capacità quando i mezzi non erano straordinari.

    Nel 2007 ritornai ad Honda per mano del mio amico Lucio Cecchinello; ma quella che in teoria doveva essere una combinazione vincente, Honda-Michelin, si rivelò essere alla fine un po’ più complicata.
    Col cambio di cilindrata da 1000cc a 800cc, Honda costruì una moto assai critica e di dificile messa a punto. Questo problema, generalizzato per tutte le squadre Honda, obbligò HRC a mettersi al lavoro impegnandosi con la sua squadra di fabbrica, condannando così le squadre satellite ad avere assai pochi sviluppi durante l'anno. Non ci aiutò neppure il fatto che Bridgestone fece un gran passo in avanti nello sviluppo dei pneumatici che risultarono essere più efficienti dei nostri Michelin. Bridgestone finiva così con l’egemonia di Michelin in MotogGP, che ostentava da molti anni fa.

    Nonostante tutto, la squadra lavorò duramente e trovammo buone soluzioni per cercare di essere più competitivi possibili. La lotta fu dura, però ci furono troppe cadute per potere entrare nella Top Ten; malgrado ciò, raggiungemmo qualche buon risultato, che ci diede la forza per continuare e seguire migliorando.

    Nel corso del fermo estivo Honda mi offrì l'opportunità di partecipare alle 8 ore di Suzuka assieme a Taddy Okada, dove ottenemmo la seconda posizione con una Honda CBR 1000RR. Questo mi aprì gli occhi riguardo alle prestazioni di una superbike, visto che mi sentivo molto comodo sulla moto: rimasi affascinato del suo rendimento e dalle caratteristiche della sua guida.

    Questa esperienza fu un duro dilemma per me. Continuare in MotoGP significava competere con una moto non ufficiale con la quale era quasi impossibile ottenere vittorie. Ma se facevo il salto al Mondiale Superbike, avrei potuto correre con una moto di maggiori garanzie in un campionato dove l’ uguaglianza meccanica è molto più alta che in MotoGP.

    Abbiamo finito la stagione al meglio delle nostre possibilità, con due buoni risultati, e alla fine decisi di passare in Superbike.

    Fu dificile congedarsi dal Mondiale di Motociclismo che mi aveva regalato tanta gioia. Sopratutto quando ancora ti vedi con forze per lottare con i piloti più giovani, ma uno degli incentivi a gareggiare è avere opzioni di vittoria, e questa MotoGP non me ne dava più.

    It was hard to say goodbye to the World Championship that had given me so much joy. Especially when you feel strong enough to compete against young drivers, but one of the incentives to compete is to have a chance of winning, and that, MotoGP was not giving it me any more.

    D’allora, continuo in Superbike. In un fantastico ambiente, ho rincontrato la vitttoria, e tutti noi piloti abbiamo offerto al pubblico grandi gare. La verità è che mi sento molto felice e con molta forza e speranza per correre molto di più; e così spero che tutti voi possiate divertirvi vedendoci così come mi diverto io guidando!

    A presto!

    Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa Carlos Checa